Bufale in Internet

falsealarm.pngSpesso si ricevono email che avvertono di un virus devastante, di uno scoop su personaggi famosi e tanti altri argomenti, generalmente queste email spingono anche a divulgare la notizia a tutti i nostri contatti, questo genera un traffico internet assolutamente non necessario e dannoso anche perchè la maggior parte di queste email sono delle vere “bufale”.

Queste segnalazioni si manifestano con regolarità in modo quasi sincrono nelle diverse lingue e spesso ricompaiono identiche a distanza di anni.

In poche ore si innesca una vera e propria onda anomala di segnalazioni: basti pensare a tre livelli di inoltro lineare di messaggi per esempio su Facebook tra utenti con 100 amici:

origine: 1 messaggio;

prima generazione: 100 messaggi;

seconda generazione: 10.000 messaggi;

terza generazione: 1.000.000 di messaggi.

In soli tre cicli di inoltri un messaggio, può essere replicato un milione di volte: è proprio questo il meccanismo voluto da chi li crea.

Il flusso di dati generato dagli scambi incrociati genera un sensibile rallentamento dei sistemi coinvolti e un appesantimento della rete, con conseguente rallentamento dell’accesso alle informazioni. Il fenomeno è molto più serio se parliamo della posta elettronica, dove i server sono sottoposti a un ingente carico di lavoro per poter gestire le varie soluzioni di protezione, oltre a disporre, nel caso di aziende, di una capacità di banda non paragonabile a quella di una dorsale.

La difesa da queste bufale è alla portata di tutti: basta controllare preventivamente ciò che si vuole inoltrare, valutandone la veridicità e bloccando la catena se si tratta di un falso. Il controllo richiede pochissimi minuti e va a beneficio della sicurezza comune.

È sufficiente copiare il testo del messaggio nella barra di un motore di ricerca e controllare i risultati: spesso si nota subito che la notizia che leggiamo nel 2012 è in circolazione dal 2007 o prima, palese segno di non veridicità. Inoltre molti di questi messaggi fasulli sono presenti su siti che li raccolgono al fine di mettere in guardia gli utenti di internet, come Protezione Hoax.

 
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